05/02/2009

Il corpo invisibile: Riflessioni sul caso Englaro

Del caso Englaro si sta parlando in questi giorni in maniera ossessiva, su una tragedia strettamente privata si sta accendendo una gazzarra spesso volgare, ma che almeno impone, ancora una volta, al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica alcuni problemi su cui è doveroso riflettere (ammesso che in Italia esista ancora gente che sappia fermarsi a riflettere).

C'è un dato che risalta, tra gli altri. Provate a cercare "Eluana Englaro" con Google, e a riscontrare il risultato in termini di immagini (nell'apposita sezione "immagini" del motore di ricerca); o semplicemente andate a vedere le gallerie di immagini dei siti dei maggiori quotidiani nazionali. Guardate le foto di questa ragazza, sorridente, vestita con quei vestiti che erano alla moda vent'anni fa, così viva. Gli scalmanati del Movimento per la vita o nome similare, tentando di impedire l'accesso all'ambulanza, brandivano quelle foto, quelle foto che sono le stesse che mostra il padre travolto dal dolore ai media.

Quello che non si vede, quello che è nascosto, per motivi di pietas, certo, - preferisco questa antica parola latina al rozzo concetto anglosassone di privacy -, è il corpo di quella ragazza oggi. Quello che è lei oggi, e da diciassette anni, e per chissà quanti altri anni ancora, fino a che una morte naturale non deciderà di sostituirsi, sua sponte, alla sua nuova vita artificiale. Vorrei vedere in mano a quei manifestanti le foto di quella ragazza stesa su un letto, invasa da tubi, con le macchine dietro o accanto a lei che certificano che sta "vivendo", ma lei è muta, spenta, immobile. Vorrei vederli con in mano questa foto, ma non una sola foto, una serie di foto, una serie di istantanee quotidiane da diciassette anni fa ad oggi, dove la posa è sempre la stessa, e cambia magari solo l'ospedale. Trecentosessanticinque di queste foto per diciassette, ovvero seimiladuecentocinque foto, tutte uguali, di questo corpo-macchina di una ragazza senza più sorriso, senza più movimento, senza più nulla di vitale se non una certificazione medica che i suoi polmoni stanno respirando. Ognuna con una data drammaticamente diversa. Vorrei vederli con quelle foto, perché questa è l'immagine che quel pover'uomo del padre ha di sua figlia. E vorrei vedere se hanno ancora il coraggio di esporre, sotto queste foto, il loro striscione "Movimento per la vita". Vita?

26/09/2008

I Beatles in Israele

News dal mondo

Israele; concerto di Ringo Starr a Tel Aviv: "Paul McCartney e Yoko Ono, fate la pace".

L'ex batterista dei Beatles ha stupito tutti salendo sul palco al posto di Paul McCartney. Ad accompagnarlo sul palco l'aggressore di Noel Gallagher, che ha spintonato giù dal palco Ariel Sharon, immobile quasi quanto Noel Gallagher alla chitarra durante un concerto. Ringo ha mandato in visibilio la folla suonando Mazel Tov, e augurando buon ramadan a Tariq Ramadan. L'evento era atteso da 44 anni, tutto sommato molto meno dell'attesa del Messia, meglio noto come Elvis Priesley.

Davanti a 50mila persone Ringo ha intonato alcuni dei più grandi successi dei Beatles, tra cui Everybody's got something to hide except me and my monkey, proseguendo con la cover di George Harrison My sweet Lord, che pochi facinorosi hanno contestato accusando il batterista di provocazione gratuita, specie quando le succinte coriste cantavano Hare Krishna Krishna Krishna. Gli stessi hanno avuto modo però di acclamare il musicista sulle note di un altro classico, Helter Skelter. Tzipi Livni alle note di Sexy Sadie ha lanciato urlante il reggiseno al batterista.

Le autorità dello Stato ebraico avevano invitato Ringo lo scorso febbraio a esibirsi in Israele, per distrarre l'attenzione dei media da Ehud Olmert e dare un nuovo obiettivo ai terroristi palestinesi, mentre il Mossad è ancora a caccia di Madonna in qualche club scambista per qabbalisti a Londra. Nel 1964 le stesse autorità avevano impedito ai Beatles di suonare nel Paese, considerando che un concerto di Eddie Cantor potesse raccogliere più consensi. Purtroppo Eddie morì pochi giorni dopo, quando ormai era impossibile più tornare indietro e invitare i Beatles. L'invito fu ripetuto l'anno successivo, ma furono stavolta i Beatles a rifiutare, a causa di John Lennon che, dopo aver paragonato i Beatles a Gesù, espresse le sue perplessità nel luogo proposto per il concerto: una collinetta nei pressi di Gerusalemme chiamata Golgota.

La presenza di Ringo Starr in Israele ha suscitato grande eccitazione. Moshe Katzav ha richiesto con insistenza dal pubblico Octopus' garden, e tutti hanno riso. Non sono mancate però le minacce da parte di radicali palestinesi, che hanno accusato Ringo di aver scelto esclusivamente canzoni minori del repertorio dei Fab Four. Ma il cantante ha replicato durante la sua visita a Betlemme che sarà ben contento di ripetere il concerto nella stessa regione in uno stato Palestinese, e che in quell'occasione sicuramente canterà anche Yesterday, Help!, All we need is love, e tutte le altre. I palestinesi gli hanno augurato di campare altri cent'anni. Poi Ringo se ne è andato via imbarcandosi su uno Yellow submarine a propulsione nucleare, mentre gli israeliani ultraortodossi continuano ad attendere il concerto di Elvis.

25/07/2008

Il Governo e Ryan Air

Da imperterrito cacciatore di offerte e promozioni per viaggiare a basso costo, ieri notte sono passato, come faccio quasi quotidianamente, sul sito di Ryan Air. E ho subito capito, dopo una larga risata, che il giorno dopo se ne sarebbe parlato sui giornali.

http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/ryanair-protesta/ryanair-protesta/ryanair-protesta.html


E infatti. Ryan Air spara a zero (e non è la prima volta) contro Alitalia, ma stavolta gli irlandesi coinvolgono direttamente il governo italiano: e nel riquadro usano per l'ennesima volta la foto di una persona celebre. Solo che stavolta anziché Zapatero, la coppia Carlà-Sarkò, o Valentino Rossi (cui veniva fatto dire ironicamente "torno a casa e pago solo le tasse"), c'è l'onorevole Bossi col suo dito medio alzato.
Ryan Air cova i suoi risentimenti contro la gestione italiana dell'affaire Alitalia da tempo. Una compagnia lasciata sopravvivere con l'alimentazione artificiale statale, contro ogni regola di mercato e contro le normative europee, e che restando in vita le ruba spazi di mercato. Ma soprattutto, Ryan Air sa farsi pubblicità: pubblicità aggressive, "pirata" (Carla Bruni pretese i diritti d'immagine, ottenendoli), clamorose come le sue offerte promozionali (io stesso ho viaggiato completamente gratis con loro in un paio di occasioni). Ryan Air, che rilancia promozioni su promozioni, tra l'altro non ha mica come principale avversario da battere le compagnie di bandiera: troppo diversi i target a cui si riferiscono. Il principale concorrente di Ryan su scala europea è piuttosto Easy Jet. Ma l'acredine accumulata contro l'Italia e Alitalia (se ci fosse stato un governo di sinistra sarebbe cambiato solo il personaggio nel riquadro) e la spregiudicatezza del suo modo di fare pubblicità, hanno portato a questa geniale mossa pirata: prendere l'immagine sciagurata di Bossi col suo dito medio alzato. Tutto per far parlare di sé e della sua offerta: cosa che è riuscita perfettamente, dato che il banner è in vetrina sui siti di Repubblica e del Corriere, e tutti gli italiani sono oramai informati delle sue promozioni. Fossi O'Leary, gongolerei.

Questa elementare analisi non sembra essere quella fatta dagli acuti esponenti del "liberale" governo Berlusconi. Castelli dichiara che verificherà "se questa sorprendente presa di posizione sia compatibile con l'attività di operatore della compagnia negli aeroporti italiani" e accusa Ryan Air di comportarsi "più come un partito politico che come un'azienda". L'acume di Castelli è un'impareggiabile fonte di divertimento. Ovviamente, parlando della cosa, accusando Ryan Air di comportarsi come un partito politico (ma quale poi? specifichi: di chi c'è lo zampino? Veltroni? di cosa sta parlando Castelli? come al solito non si sa: le solite accuse tanto per fare, così tipiche della nostra classe politica) e non come un'azienda, dà risalto all'azienda stessa e alla sua azione commerciale, le fa pubblicità, e in pratica ribadisce quanto si sia comportata da azienda, e anche fin troppo bene. Un "10" all'Ingegner Castelli e alla sua intelligenza. Lo stesso però, non pago di essere volpe, vuole fare anche il lione, tanto per non sbagliare. La verifica che annuncia è un avvertimento mafioso, che sarebbe anche gravissimo se solo non fossimo ormai rassegnati a non prendere sul serio niente di ciò che dicono i nostri illuminati rappresentanti. Un membro del governo che minaccia velatamente di non far volare più una compagnia rea di lamentarsi che lo Stato aiuti la compagnia di bandiera, penalizzando dunque lei: poi si grida all'offesa se si parla di Italia come nuova repubblica delle Bananas.

Secondo il titolare del ministero delle Infrastrutture, Altero Matteoli, Ryan Air dovrebbe chiedere scusa agli italiani e a Bossi, ma anche questo non basterebbe, perché la volgarità del messaggio divulgato è talmente pesante che neppure le scuse sarebbero sufficienti". Intanto, da italiano, mi chiedo di cosa dovrebbe chiedermi scusa Ryan Air coi suoi biglietti a dieci euro. Dove sia l'offesa o la volgarità del messaggio promozionale all'Italia lo ignoro. Trattasi di una dura querelle tra la compagnia irlandese e i Governi italiani per il loro sostegno a Alitalia. E dunque, dov'è l'offesa nazionale all'italianità, dove la pesante volgarità? Anche qua, come al solito, i politici usano le parole completamente a casaccio. A cercarla bene però, e a fare quel difficile esercizio che è di vedere la faccenda dal punto di vista di Matteoli, forse si arriva a capire, e viene ancora più da ridere. L'accostamento di un messaggio pubblicitario e commerciale ad un'immagine di un uomo delle istituzioni, dal punto di vista fascista di Matteoli, (o, se preferite, magari ci aggiungo un post- , così tutti son contenti), è una sorta di offesa all'Italia intera, poiché usa impunemente, e dileggia, l'immagine di un suo rappresentante. Che è colto nel momento in cui dileggiava l'inno nazionale: ma è lì che Matteoli supera, coattamente immagino, il suo essere fascista per entrare invece a far parte del grande Popolo della Libertà. Libertà che non è quella di mercato che invocano piratescamente quei liberisti Ryan Air, ma deve essere tutt'altra libertà, quale ora mi sfugge.

Intanto gli irlandesi si son fatti pubblicità così bene che magari il Berlusca potrebbe tentare di capire qale mente sopraffina manchi (e magari potrebbe ingaggiare: e magari si tratta di qualche italiano che lavora in Irlanda per il demonio Ryan, classico caso di fufga di cervelli) nelle telepromozioni delle sue tivvù che continuano, abusivamente, a trasmettere sul suolo di questa nostra povera nazione offesa e amareggiata da cotanto disprezzo per le nostre massime cariche (ovvero per Bossi: che intanto tace: vuoi vedere che sta pensando alle Riforme?).

07/10/2007

Di capri, grilli, lupi e altri simpatici animali

La necessità, tutta mia personale, di trovare un capro espiatorio universale, sembra essere stata innalzata in questi giorni a necessità nazionale. Ma quando una fisima personale come la mia diventa psicosi collettiva, i risultati sono meno divertenti, meno retorici e sicuramente più irrazionali.
Mel Gibson con il suo memorabile gli ebrei sono la causa di tutto il male del mondo sembra essere diventato il punto di riferimento dell'ebreo Clemente Mimun, che da qualche giorno ha lanciato una virulenta campagna anti-zingara e anti-romena, mescolando le due cose, ovviamente. Essendo io obbligato a vedere a tavola il suo lurido telegiornale, tra l'altro mentre mangio e la cosa fa anche un po' schifo, inizio veramente a essere disgustato. Anche perché sono costretto a sorbirmi i commenti razzisti del mio fasciofratello, che si limitano a brevi e lapidari quella gente.
Solo oggi, nell'edizione a pranzo, sono riusciti a infilare tre servizi uno dopo l'altro su crimini di rom/eni, e per stasera hanno lanciato l'inchiesta di Terra! La paura e il razzismo che vendono, la gente lo acquista molto facilmente, come posso vedere di persona a tavola. I commenti sugli anni inflitti al solito pirata della strada sono violentissimi, eppure oggi è domenica, ed io vorrei sapere quanti morti ci sono stati ieri per le strade per le stesse ragioni. Quando a uccidere o a uccidersi è un giovane italico figlio reduce dalle sbornie e dalle droghe della discoteca, tutto va bene. Anche oggi, un motociclista ha ucciso un bambino. Come dicevo ieri all'altro mio fratello, che mi faceva le stesse considerazioni, incidenti come questi ne succedono tutti i giorni, e si può quasi anche dire che uno che va fuori strada e muore, ha quasi avuto più fortuna rispetto a uno che invece è andato contro delle persone. Io sarò poi anche un cinico, ma a me sembra che un caso di omicidio colposo tramite investimento a causa di ubriachezza al volante non sia poi qualcosa di così rilevante. Cronaca nera di cui sono piene le pagine dei giornali locali ogni giorno. Ma la gente ama i morti e la cronaca nera, specie quando di mezzo ci vanno i bambini e soprattutto quando a uccidere sono gli stranieri.
Il bello è che il servizio che stasera sul Tg-Minculpop ci hanno propinato subito dopo la quadruplice strage, riguardava, ancora una volta, l'omicidio di Erba. Niente di nuovo, per carità, una specie di riassunto, semmai qualcuno non ne abbia sentito parlare negli ultimi anni. Anche lì tanto sangue, anche lì un bambino morto, molto piccolo, sgozzato. Di persone ne hanno uccise di meno, loro, ma si sono beccati l'ergastolo. Nessuno ha colto la differenza tra i due omicidi. E nessuno più si ricorda il clima razzista da linciaggio contro quelli (come in un film francese, Ils, con sadici bimbi romeni colpevoli di gratuiti omicidi e stupri), in quel caso i marocchini, perché c'era di mezzo un marocchino e subito per i telegiornali il colpevole pareva lui. Come a Novi Ligure, e il fanotmatico albanese. Corsi e ricorsi.

Non c'è niente di nuovo in verità. Il solito fanatismo razzista montato dalla stampa contro una nazionalità precisa di stranieri, perché prendersela con tutti gli immigrati sembra troppo leghista o qualunquista. Eppure una novità c'è, ed è la presa di posizione del Grillo Parlante, che ormai si è fatto prendere la mano ed è un vero opinion maker su qualsiasi argomento, andando ben oltre i limiti delle sue "missioni" rivendicate. Eravamo convinti che i politici fossero il capro del Grillo, ma il gusto di avere un capro è talmente succulento che uno non basta, quando puoi facilmente averne un secondo. Ecco allora i Rom bomba a tempo, parole condite dall'usuale polemica contro i politici, non ricordo se anche contro i giornalisti, anche loro capro del Grillo, che ormai ha un vero proprio gregge. Queste parole, per carità, generiche, sono però pur sempre nate dopo i fatti stradali di questi giorni. Non so che memoria abbiano i grilli, ma a quanto pare corta perché anche lui è stato protagonista di omicidio colposo e ci sono scappati i morti. Ma non mi sembra che allora i genovesi siano una bomba a tempo, corredando magari di servizi sulle violenze al derby o di qualche omicidio locale. Qualcuno non vuole capire che la gente ammazza, volontariamente o colposamente, ogni giorno, e che sono poi i poteri in alto a decidere cosa farci sapere. Se è uno straniero, ce lo fanno sapere sempre. E ci sembrerà allora che quella pena sia mitissima, un insulto, e mi tocca addirittura sentire le scemenze di mio fratello su quella gente che se la cava sempre con poco, quando per gli stessi casi le pene sono molto minori, c'è chi in galera non ci va proprio. Una volta una macchina ha steso un cane sotto casa mia: era un cane, ma poteva essere anche un bambino. A mio fratello, che non sembra ricordarselo, un signore italianissimo e boghese quanto basta da avere un'assicurazione che pagava, ha distrutto la macchina entrandoci dentro mentre era alla guida completamente sbronzo. Lui non c'era dentro, ma se ci fosse stato?
Ma l'ubriachezza al volante e le morti stradali non sono i problemi di cui la stampa ci vuole parlare, no. Anche oggi, motociclista stende e uccide bambino, ma mica è stato fatto nessun nesso con la sciagurata vicenda del Rom. I Rom ci vengono presentati come criminali per natura. Ci manca solo la misurazione lombrosiana del loro cranio per una piena dimostrazione. Quando sono gli italiani a dare fuoco ai loro campi e a uccidere allegramente e volontariamente i loro bambini e magari cantando anche siam pronti alla morte come nelle spedizioni di Forza Nuova a Pavia e altrove, non si fa nessun rumore. Non c'è Grillo che prende posizione e dice che gli italiani sono una bomba a tempo. O almeno qualcuno che dica che è una cosa fascista e criminale. No: di solito qualcuno li brucia, e il problema è come fare per cacciarli in modo che nessuno più vada a bruciarli, facendo pure puzza. Del resto i fascisti li abbiamo mandati al governo, poi nei telegiornali, ce li abbiamo in casa, e nessuno se ne stupisce più di tanto di ritrovarseli davanti. Non si devono nemmeno più nascondere. Quando incendiano campi se ne fa un breve cenno e nessuno se ne ricorda più: e chi li ricorda ormai i roghi di settembre a Roma? E al prossimo pogrom contro un campo nomade rivendicato da un "Gruppo Armato per la Pulizia Etnica", come a Livorno, voglio proprio vedere se qualcuno avrà il coraggio di dire che Mimun è, lui sì una bomba a tempo. Per ora di certo nei telegiornali non vedo nessun Mazza a dire cosa accadrebbe se un giorno all'improvviso un pazzo, uno squilibrato sentendo quelle accuse premesse il grilletto?
Io di mio mi tengo i miei capri simpatici e ironici, e tengo stretto il mio biglietto aereo per la Romania, dove andrò a trascorrere il Capodanno da una delle mie migliori amiche.

01/10/2007

Tg-5trapaese

La Birmania, dopo tre giorni di prima pagina, è sparita. Chi se la ricorda più. Le notizie del Tg5 di stasera erano tutte nazionali, regionali, microlocali, tutte straordinariamente italiote. Le hard news erano quattro o cinque, poi subito via con la cronaca, la cronachetta, il colore, la curiosità.
Si ocmincia con il classico panino sulla finanziaria (aperto da Baccini e chiuso con un minacciosissimo non c'è da stare allegri di qualche altro inquilino-delle-libertà). I sindacati contro il governo (van bene tutti i sindacati adesso, ieri è stato persino il turno del sindacato della polizia). Il carovita che a furia di servizi giornalieri sembra quello della germania pre-nazista coi francobolli che costano mille miliardi di marchi. Un altro monito di Napolitano. Garlasco, of course. Cronaca nera a palate, e a caso secondo le emergenze da far montare, ché qualche morto ammazzato lo si trova ogni giorno. E semmai rispolveriamo quelli vecchi, e quindi riecco Tommy. Un po' di rissa fuori dagli stadi, che è lunedì e ci sta. L'anoressia, e che te lo dico a fare.  Ecco gli agognati esteri: molto brevemente un po' di elezioni in Ucraina e l'amico Putin che vuole fare il Presidente della Duma. Poi però basta: c'è l'intervista a Milva che è stata rapinata e l'ennesimo omaggio a Marina Berlusconi. Infine, splendido, il terzo servizio-inchiesta consecutivo sugli ausiliari del traffico con lo storico inviato Salvo Sottile ridotto a pagliaccio, una musica stile Benny Hill e interviste d'assalto stile Striscia la notizia o, peggio ancora, Studio Aperto, da cui ormai il Tg5 fa fatica a differenziarsi.

La Birmania non c'è più, sparita, scomparsa. Mentre, in difetto del solito omicidio dell'immigrato, meglio se clandestino o uscito di carcere per l'indulto, c'è una ragazza italiana che spinge una signora rumena giù sui binari della metropolitana: ci vengono mostrati i vaghi fotogrammi, ma è l'unica ragione di esistere del servizio, perché per il resto non ci viene detto assolutamente niente. Non è esattamente lo stesso trattamento riservato tempo fa, a parti opposte, a un altro omicidio nel metrò, dove però l'assassina era una pericolosa ragazzina rumena.
E Beppe Grillo, l'antipolitica, il costo della Casta? argomenti raffreddati, finiti, il tempo della notizia, della polemica e delle risposte alla polemica, poi si può passare al nuovo morto, purché ammazzato, purché misterioso, purché italiano, perché a Strapaese una volta servivano un milione di morti stranieri per sedersi al tavolo della pace, ora ne bastano un paio autoctoni per sedersi a tavola, cenare, e giocare a fare Sherlock Holmes tra un proclama e l'altro di portavoce, familiari e difensori.

26/09/2007

La teoria del capro necessario

A volte basterebbe premere il pulsante OFF della propria razionalità e fare come fanno tutti, provando il piacere amniotico del conformismo. E smettere di tentare di ragionare, ma trovare un capro espiatorio qualsiasi, un bersaglio facile a cui attribuire la colpa di tutte le zone d'ombra e di vuoto, da quelle morali e esistenziali fino al pullman perso stamattino e sfilatomi sotto il naso mentre ero troppo lontano per correre a prenderlo.
Dare a una sola persona il fardello di questo ruolo è assolutamente impossibile: il capro espiatorio deve essere una categoria di persone, in modo che si trovi sempre il modo di farle rientrare in quella catena di eventi che porta al disastro finale, e per avere sempre, a portata di mano, qualcuno con cui prendersela. Niente Malaussene per me, quindi. E nemmeno un'entità parafulmine trascendentale, i più che classici Dio Madonna e tutti gli angeli in colonna, capri espiatori di lungo corso, ma che hanno il difetto di non esistere, rendendo così difficile i litigi. Anche in questo caso, come in tanti altri, sarebbe più utile crederci, per poter sostenere almeno, come il partigiano dell'ultimo romanzo di Eco, che Dio esiste, sì, ma è cattivo e fascista.
Ci sono poi le vittime sacrificali classiche, come gli ebrei, gli zingari e gli immigrati. Bersagli facili che, per vari motivi, non mi convincono del tutto: troppo banale gli ebrei, troppo di moda gli zingari, troppo vago gli immigrati. Inoltre come capri sono abbastanza ideologizzati, e dalla parte non mia peraltro, mentre io cerco un capro trasversale, che vada oltre le etichette e i sistemi di pensiero, una categoria di cui si possa parlar male con tutti e sufficientemente diffusa per avere anche il gusto di vedere chi sto effettivamente mandando a cagare.
Ci srebbero, per esmepio, i politici. Bersaglio facilissimo, a cui tradizionalmente sono imputabili anche la pioggia indesiderata e gran parte dei problemi spiccioli quotidiani: il portafoglio vuoto, il treno in ritardo, la macchinetta che non ti sputa il tuo Kinder Bueno dopo aver inghiottito le tue monetine, l'assenza di carta igienica nei cessi proprio quando ti scappa, il fidanzato pirla della ragazza che ti piace, le tasse universitarie, l'impossibilità di trovare una cedrata Tassoni al bar della facoltà, la mancanza di tempo, le code in segreteria, la musica orribile che fuoriesce senza scampo dagli auricolari delle persone sedute attorno a te in treno. I politici sono il capro perfetto: fin troppo, forse. Dopo tutti i vaffanculo di Grillo, come si fa a continuare a prendersela autonomamente con loro, senza per questo sembrare nuovi politici, adepti di un nuovo partito? E poi, suvvia, i politici sono talmente adatti a questo ruolo che ci pensano persino da soli a usarsi come capri: ex ministri che continuano a parlare di Roma ladrona...
Probabilmente la vittima sacrificale più gustosa, più ancora dei politici, è il clero. E' straordinariamente facile risalire a loro e a loro precise responsabilità per una casistica vasta e convincente. Si può forzare la mano e sfidare chi, si trova sempre, ha anche il coraggio e la presunzione di difendere l'indifendibile categoria. Il clero è colpevole da così tanto tempo, si conta ormai in termini di millenni, da potergli attribuire, ragionevolmente, ogni fastidio minimo, anche quelli più triviali. Ad esempio: stai camminando per strada e all'improvviso ti scappa da cagare: sopporti, stoicamente e con grande dolore, fino a quando non raggiungi un bagno, lungo un tragitto che può essere anche interminabile. La colpa di questa agonia si può dare tranquillamente al clero: se non fosse per la loro morale perbenista e piena di tabù legati al corpo che propagano da due millenni, e che hanno fatto passare ormai per comune senso del pudore, avresti allegramente scaricato alla prima siepe o al primo albero trovato lungo il cammino. Il clero è talmente colpevole da essere anche il primo produttore mondiale di capri espiatori: gli ebrei, le streghe, i comunisti, la scienza, i laici. Tutto per nascondere che è colpa loro.
Ma l'ultima categoria di capri, quella più sublime, la definitiva, quella originaria come il peccato, è rappresentata dalle donne. E' sempre, inevitabilmente, colpa delle donne, per qualsiasi genere di avvenimento infausto. Il bello è che molto spesso loro concordano, in modo persino più feroce, perché, telefilm e programmi televisivi insegnano, i peggiori nemici delle donne sono le donne. E anche quando la causa del problema è inequivocabilmente e senza possibilità di dubbio o confutazione, un uomo, resta pur sempre la possibilità di prendersela con una donna, dileggiando, con finezza tutta spagnola, la puta madre que te parió.

18/09/2007

Democratico

Parla John Kerry, che fu battuto da Mister Cespuglio alle ultime elezioni. Proprio Kerry, il parente di Mister Cespuglio nonché suo compagno di loggia. Se siete appassionati dei Simpson, ricorderete lo special di Halloween dove i due candidati presidenti sono in realtà impersonati da due alieni, Kang e Kodos: quando gli alieni hanno trionfato e la dittatura è iniziata, ai lamenti di Marge che viene frustata in un campo di lavoro Homer risponde "Non prendertela con me, io ho votato per Kodos".
Bush e Kerry, Kang e Kodos. Uno studente pone delle domande a Kerry, poi, quando ha finito, due poliziotti si avvicinano. Poi altri due, quindi, dato che lo studente urla e strepita, si passa direttamente alle taserate. La facilità con cui i poliziotti statunitensi ti sparano addosso cariche elettriche da 50000 Volt si può rilevare facendo semplici ricerche su Google e su Youtube. Gli studenti universitari, poi, sembrano i bersagli preferiti, ma nemmeno i bambini sono risparmiati dalla taser-mania dei tutori dell'ordine a stelle e strisce.
Tale ordine sembra tuttavia universalmente apprezzato. Nel filmato in cui lo studente monello viene brutalizzato dalla polizia la cosa che sconvolge di più è che nessuno dei suoi compagni interviene a difenderlo. Qualcuno ride. Leggendo i commenti al video su Youtube si scopre che molti sostengono che se lo merita, addirittura esultano per come è trattato. Il tutto durante il comizio di Kerry, che ovviamente non spreca fiato per quanto sta avvenendo.
Kerry, che fu il candidato del Partito Democratico alle scorse presidenziali. Partito Democratico. Democratico. Democratico. Democratico.


13/09/2007

Bombe & Bombe

I russi hanno appena sperimentato la bomba più potente del mondo. In tempi di guerra fredda questa notizia avrebbe fatto il giro del mondo, fatto incazzare gli americani che avrebbero risposto con una bomba ancora più potente, fatto gridare i pacifisti, creato un po' di discussione. Oggi, invece, mentre ceceni, georgiani, ucraini e repubbliche baltiche si sentono leggermente minacciati, la notizia vale giusto qualche riga sul giornale, il tempo di sostituirla con le solite cazzate di Calderoli, che quando passeggia col suo maiale non si capisce chi dei due sia il porco. A leggere la Repubblica di oggi comunque sembra che il dato che più ha impressionato è che la bomba non rilascia radiazioni e dunque non inquina. Plauso di Beppe Grillo alla notizia, e anche Al Gore pare piuttosto rassicurato.

In compenso anche gli italiani pensano alle bombe. Quella mente di Frattini, infatti, ha pensato ad un nuovo mezzo per contrastare il dilagante terrorismo: bloccare la ricerca su Google delle parole "bomba", "terrorismo", "genocidio", "uccidere". Geniale è dir poco. Il problema maggiore sarà per il sito web del comune di Bomba, provincia di Chieti, ma almeno sarà possibile bloccare siti criminali che istruiscono su come costruirsi una bomba atomica in casa, tipo questo.



12/09/2007

In galera?

A Bruxelles è stato fermato dalla polizia Mario Borghezio. Afferma di essere stato malmenato. Speriamo sia vero: forse finalmente capirà cosa vuol dire prendersi una scarica di calci in culo da una polizia in un Paese straniero.
Il bello è che ha anche l'immunità, essendo Europarlamentare: lui che è stato Presidente del Governo della Padania (qualcuno ricorda ancora l'avvenuta secessione???) e che rifiuta sia l'Italia sia l'Unione Europea. E D'Alema e l'ambasciatore protestano presso le autorità del Belgio: invano, ché le carceri belghe vedranno il pregiudicato padano, il piromane pazzo, il razzista ex-fascista e neocristiano, il Baygon ferroviario, tanto quanto lo hanno visto le patrie galere. Poi ci sono i soliti demagoghi da piazza o qualunquisti da salotto che vorrebbero tutti i politici in galera: io mi accontenterei di lui, sarei già felice così.

11/09/2007

Osama & Osama

Dopo L'Undici Settembre 2001 Osama Bin Laden, il terrorista più ricercato, il mostro più temuto, lo sceicco più potente, pensò bene di mandare, di tanto in tanto, minacciosi video in cui inveiva contro Stati, lodava attentatori, rivendicava attentati e ne spiegava le dinamiche, commentava i fatti salienti del giorno, faceva i nomi dei suoi amici e, soprattutto, dei suoi nemici. Diversi look, diverse location, e tutti a leggere le interpretazioni degli esperti sul significato della posizione del fucile, sui progressi della sua barba, e soprattutto tutti a cercare di capire dove fosse.
Per un po' di tempo poi Osama, l'unico terrorista che porta il nome di una calcolatrice, è come sparito. Dato per morto, per ferito, per diabetico, o fuggito in sella alla motocicletta insieme al mullah Omar. Mentre Saddam veniva scovato dalla tana di volpe in cui si era nascosto, con un'inedita barba da Santa Claus, e poi successivamente impiccato come in uno spaghetti-western, Osama invece scorazzava libero chissà dove, ma senza farsi più filmare. Solo audio. E tutti gli esperti a chiedersi se è vivo o se è morto, se gli audio sono pezzi di repertorio o se sono originali, o se è un imitatore, magari Gigi Sabani.
Poi, l'annuncio. Per l'anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle un nuovo video di Bin Laden. L'annuncio è dato, stranamente, in coincidenza con il Festival del Cinema di Venezia, e crea un clima di attesa come fosse un trailer cinematografico. I giornali ne pubblicano anche un'anticipazione: un fotogramma, con la superstar della Guerra Globale rimessa a nuovo, con una barba più corta e più nera, operazione di restyling che deve aver copiato da altri vanesi leader ed ex-leader europei. Attesa superiore a qualsiasi operazione hollywoodiana, e sicuramente maggiore rispetto all'attesa dell'ennesima tamarrata su Beowulf, e poi la delusione. Un fermo-immagine, una voce che recita le solite minacce, le solite lodi ai suoi, la solita chiamata alle armi, e la foto dell'aereo-kamikaze in sottofondo. Un compitino, insomma.
Sembrano lontani i giorni in cui lo Sceicco del Terrore ci guardava dagli schermi delle nostre televisioni e ci terrorizzava, per mantenere fede al suo soprannome, in questo modo:


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