Resoconto del concerto di Morgan

Mi piacevano i Bluvertigo, ma mai al punto da porre la mia attenzione ad un intero loro disco (ero stato tentato dal greatest hits, ma poi ho lasciato perdere persino quello). La carriera solista di Morgan la sto invece praticamente ignorando, nonostante le critiche positive che ho letto un po’ ogni dove, ma c’erano sempre cose che mi attiravano di più, altre priorità. L’ho visto giusto un paio di volte in televisione (che fosse il Festivalbar?), nell’era dello zapping che ha preceduto l’era dell’adsl.
Per cui mi sono avvicinato al concerto di ieri sera, un concerto pianoforte e voce, senza aspettarmi troppo, e con qualche pregiudizio. Principalmente chiedendomi come potesse uno come Morgan, che fino a poco fa flirtava col rock elettronico e ci diceva che è praticamente ovvio che esistano altre forma di vita, che faceva video assurdi (ma molto belli) con abiti improbabili e che ha avuto il merito ed il coraggio di stare con quella gnoccolona di Asia Argento, senza influire minimamente sulle sue capacità attoriali (sono convinto che Morgan sarebbe un attore migliore di Asia… ma forse anche io, e anche voi) e canore (orribile la sua versione di Je t’aime moi non plus col povero Brian Molko), come potesse insomma tenere in pugno tutta una serata solo davanti ad un pianoforte. Dopo essere uscito dal gruppo, sballottato nel mondo del glamour tra una foto su Novella 2000 ed una copertina adamitica su Max (o GQ? Mah…), il ragazzo aveva bisogno che la fatalona Asia si perdesse dietro ad altri amori sempre più efebici ed ambigui per poter uscire con nuovi lavori; ma a quel punto la mia curiosità verso di lui era pari a zero. Così sono abbastanza sicuro che la serata sarà interessante (nonché gratis), e vado come chi non sa precisamente cosa aspettarsi.

Prima del concerto però mi sorbisco la scia, di oltre mezz’ora, di un dibattito con una specie di pseudo-psicologo, un Crepet per il pubblico (mentre Crepet, si sa, essendo il Piaget de noantri è ad uso e consumo dei salotti di Vespa). Sparata qualche cialtroneria e svariate ovvietà, comunque interessanti, su “seghe mentali” e “coccole perdute”, tra “trapianti di memoria” e “il segreto della felicità”, chiude dicendo “fatevi le coccole”, mentre una ragazza dietro di me dice “pensavo dicesse fatevi le canne”… Poi finalmente iniziano a sgombrare il palco e spostare il pianoforte. Riesco a sedermi su una sedia in comoda posizione per vedere il concerto: tutto va per il meglio. Intanto noto una presenza piuttosto inquietante aggirarsi tra il pubblico: è Massimo Coppola, che ci intratteneva con i suoi teatrini assurdi a Brand:New, forse l’unico spazio musicale degno di questo nome su un canale che risponde al nome di Mtv, prima che il testimone passasse al forse più preparato, certamente più in tema, ma anche più insipido Silvestrin. Vestito inopinatamente elegante, con giacca nera, pantaloni grigi, sotto la giacca una T-shirt nera con scritte argentate di qualche gruppo di cui non sono riuscito a comprendere il nome, ma che presumo misconosciuto. Ritrovarselo seduto davanti mentre Morgan gli dedica una canzone d’amore è stato piuttosto curioso. In ogni caso i due si cercano con lo sguardo, Coppola sorride compiaciuto come se Morgan lo avesse creato lui, MOrgan sembra a tratti cercare la sua approvazione, Coppola canta ed urla “bravo!” come ad un concerto normale, ed infine Morgan lo fa salire sul palco e si fa scattare delle Polaroid (!) dal buon Coppola mentre canta. Una nota di costume e di amicizia che aggiunge sale alla serata.
Morgan sale sul palco più o meno come te lo aspetti. Pallore cadaverico (o ha passato l’estate in Islanda – ma nel nuovo disco di Bjork non ne ho fortunatamente trovato traccia – o insieme all’assenzio assume dell’arsenico); elegantissimo, giacca e camicia nere, e pantaloni che sembrano gli stessi di Coppola. I capelli sono grigi… ma quanti anni ha? Che le cattive frequentazioni (Battiato prima, Asia Argento poi) lo abbiano precocemente invecchiato? Sin dalla prima canzone capisci che aria tirerà in questo concerto: canzone che non conosco né so di chi sia (né ricordo una sola parola del testo per andarla a cercare), posa da cantante romantico-confidenziale con derive nel Baglionesco o nel Cantante-da-pianobar. Inizio a pensare con cattiveria, ma gli concedo la sospensione del giudizio ed aspetto. Segue un suo pezzo, L’assenzio, che non riesce particolarmente bene in questa veste scarna, e comunque è un bluff, perché di suoi pezzi ne farà pochissimi, forse quattro o cinque. La serata è invece all’insegna degli anni ’50 e ’60… il pallido Morgan si veste da crooner e, per la gioia degli ultrasessantenni presenti in piazza, inanella una canzone di Modugno dietro l’altra (ne avrà fatte cinque o sei!) esclamando “stasera allora facciamo una canzone mia ed una di Modugno”, e non disdegna Umberto Bindi (Il nostro concerto) e Mina (E’ vuota la città). Canta Modugno con insano trasporto, a metà tra la riproposizione moderna e l’imitazione del modello, Nel blu dipinto di blu è impossibile da cambiare, la canzoncina sul marito che sta in città e pensa a quanto è bona la cameriera, mentre la moglie se ne va in vacanza (che Coppola davanti a me ha definito “una commedia anni ’60”) è un siparietto curioso ma inutile, Tu si’ na cosa grande pe’mme sembra ad uso e consumo delle nonne, anche se il napoletano di Morgan è meno imbarazzante di quanto pensassi, Meraviglioso è invece molto bella. Anche Il nostro concerto sinceramente non è male, riesce a cantarla senza farla apparire, qual è, una canzone di quarant’anni fa (o più?). La vera sorpresa, a parte il repertorio da Sanremo anni ’60, è però proprio lui, Morgan. Gigioneggia e scherza col pubblico, dice “io e la mia band accettiamo richieste”, canta con gli spartiti sul pianoforte come una maestra di musica con qualche problema di memoria, spartiti che puntualmente il vento gli fa cadere per terra, alterna alle canzoni qualche battuta garbata. La trasformazione in crooner è allo stadio avanzato, non fosse per qualche residuo di strampalataggine, come quando chiude una canzone piantando il piede sul pianoforte, o quando finge di andare via e vedendo la gente attorno alle transenne anche alla sua destra esclama “sono accerchiato!”, o quando innalza il classico gesto del pollice-indice-mignolo dopo una canzone di Modugno (!). Sa tenere il palco da solo meglio di quanto pensassi, lo ammetto. E inoltre è sorprendente anche la sua voce, decisamente più bella di quanto la ricordassi e che si adatta abbastanza bene al suo nuovo repertorio. Che poi spero sia solo un repertorio ad hoc per questo tipo di occasione, non vorrei che i suoi fan si ritrovino ad un suo concerto a sentire un paio di canzoni sue e dieci di Modugno. Anche perché quando fa qualcosa di suo il risultato è decisamente buono: Altrove è bellissima, meglio che in versione da studio.
Infine qualcuno dal pubblico gli chiede del rock’n’roll, fa spunater una curiosa, riuscita a metà, Bohemian rhapsody, ma Freddy Mercury aveva ben altre capacità vocali. Bella la chiusura con Sunday morning dei Velvet Underground: ma queste sono canzoni che ti emozionano anche se le suonasse la prima cover-band sul palco di un pub, per cui resta la sensazione che MOrgan stia clamorosamente barando davanti a tutta la piazza.
Bilancio finale: una serata onesta e tutto sommato piacevole, forse un po’ troppo “Una rotonda sul mare”, ma il materiale seppur datato non era nemmeno malaccio. Certo due anni fa sullo stesso palco ho visto il signor Sergio Cammariere, quando era ancora sconosciuto (prima del passaggio nel baraccone sanremese) ed era stata tutt’altra musica. Ma va bene così: bravo Morgan, bravo Coppola, bravissimo Modugno.

Resoconto del concerto di Morganultima modifica: 2004-09-02T11:28:37+02:00da beat_marianz
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2 pensieri su “Resoconto del concerto di Morgan

  1. Però!Hai mai provato a mandare la tua recensione ad una rivista di musica(possibil mente non “Tutto”)?Laur eato in lettere,scrittu ra ottima,cultura musicale infinita…Che ci fai ancora a Piacenza?!Comun que,Morgan ormai è come la Nutella:piace a tutti.A me non tanto,anche perchè ho avuto la “fortuna” di conoscerlo quando stava ancora con i Bluvertigo.Musi calmente è uno degli italiani meno peggio anche se concordo sul fatto che “Altrove” sia una bella canzone e anche che Cammariere valga molto di più.A me piacciono anche i Subsonica,vorre i aggiungere pure i Verdena,ma ahimè,credo non esistano testi nelle loro canzoni,pur potenti ed emozionanti.Hai poi deciso che fare nella vita?Scusa se mi faccio apertamente gli affari tuoi ma non vorrei mai che finissi ghost writer di Maurizio Costanzo!A presto…Law

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